in English, Italian La pseudocisti pancreatica è una complicazione della pancreatite acuta e cronica, che richiede un trattamento in correlazione con le sue dimensioni, sintomatologia e effetto di massa sulle strutture adiacenti. Attualmente, il drenaggio della pseudocisti può essere effettuato all’interno dello stomaco o dell’intestino tenue attraverso un approccio endoscopico, laparoscopico o aperto. Viene qui presentata una tecnica chirurgica ibrida applicata su 3 pazienti portatori di una pseudocisti pancreatica, per il drenaggio con approccio laparoscopico assistito per via endoscopica. Si trattava in tutti i casi di psudocisti di grandi dimensioni formatesi a seguito di ripetuti episodi di pancreatite acuta, ed p stato deciso di procedere ad una pseudo- cisto-gastro-anastomosi meccanica eseguita per via laparoscopica-trans-gastrica attraverso un singolo trocar sotto guida endoscopica, senza perdite di sangue. In tutti i casi è stata utilizzata l’ecografia laparoscopica per meglio facilitare la localizzazione sicura del futuro sito anastomotico. L’esame laparoscopico della cavità pseudocistica in due casi ha rivelato aree necrotiche che hanno richiesto la detersione. Senza insorgenza di complicanze i pazienti sono stati dimessi 4-6 giorni dopo l’intervento. La tecnica descritta consente il drenaggio interno della pseudocisti pancreatica nello stomaco, unendo i vantaggi dell’endoscopia e della chirurgia mini-invasiva, superiori a quelli del drenaggio endoscopico, permettendo un’ampia comunicazione tra la pseudocisti e la cavità dello stomaco, riducendo il rischio di recidiva e la formazione di ascessi, con l’esplorazione della cavità pseudocistica e la rimozione dei tessuto necrotici. L’assistenza endoscopica rende possibile l’uso di un singolo trocar trans-gastrico, limitando la lesione della parete gastrica.in English, Italian Il trattamento chirurgico tradizionale per le varici primitive degli arti inferiori è stato per lungo tempo la legatura prossimale della giunzione safeno-femorale e lo stripping della grande vena safena. https://www.selleckchem.com/products/nd646.html Questo trattamento è spesso complicato da dolore postoperatorio, disagio del paziente e dalle recidive. Scopo del nostro studio è valutare la fattibilità, in un contesto di day hospital, di un approccio combinato mini-invasivo di legatura prossimale della giunzione safeno-femorale con il trattamento termico della vena grande safena.in English, Italian La sindrome dell’arteria mesenterica superiore (Superior mesenteric artery, SMA) rappresenta una rara causa di ostruzione dell’intestino tenue (small bowel obstruction, SBO). È una malattia complicata. Il nostro obiettivo è quello di analizzare la diagnosi, la presentazione clinica, la gestione della sindrome dell’arteria mesenterica superiore e degli esiti postoperatori dopo duodenodigiunostomia laparoscopica. Sono stati studiati 19 pazienti a cui è stata diagnosticata la sindrome dell’arteria mesenterica superiore tra gennaio 2010 e novembre 2017 presso l’ospedale universitario Afyon Health Sciences e che non hanno risposto al trattamento tradizionale. La loro età media era di 22,3 anni (17-31 anni) 6 uomini e 13 donne. Alla presentazione clinica 14 pazienti lamentavano una sindrome da sofferenza postprandiale, 3 una inspiegabile perdita di peso e 2 una GERD. 14 pazienti presentavano una dilatazione duodenale all’angio- Tac. L’angolo aorto-mesenterico era in media di 10,6 mm. La media della distanza tra l’aorta e la SMA era di 5,1 mm. I tempi medi di degenza e di follow-up sono stati rispettivamente di 3,7 giorni e 40,2 mesi. Non è stata riscontrata morbilità o mortalità nei pazienti. I punteggi CONUT riguardanti il 6° mese preoperatorio e il 6° e 12° mese postoperatorio erano rispettivamente di 9,1; 3,7 e 0,8. Dall’esperienza si conclude che la duodenodigiunostomia laparoscopica può essere eseguita in modo sicuro per i pazienti che non beneficiano del trattamento conservativo.in English, Italian Lo studio propone un nuovo disegno di lembo derivato dalla modifica del lembo triangolare di Cogswell nella chirurgia dei terzi molari mandibolari semi- inclusi. Due gruppi di pazienti sono stati sottoposti all’intervento chirurgico il gruppo dei casi è stato trattato con la nuova proposta di lembo mentre il gruppo dei controlli con il lembo triangolare di Cogswell. Il tessuto gengivale ed il periostio sono stati scollati a spessore totale mentre la tecnica estrattiva è stata standardizzata per tutti i pazienti. I risultati ottenuti hanno mostrato a 7 ed a 14 giorni dall’intervento una differenza statisticamente significativa nell’incremento della guarigione per prima intenzione nel gruppo di studio mentre nessuna differenza statisticamente significativa è stata riscontrata nell’utilizzo del lembo innovativo rispetto al lembo triangolare di Cogswell in termini di gonfiore. I pazienti trattati con il lembo innovativo presentarono, quindi, un incremento nella guarigione per prima intenzione se comparati ai pazienti trattati con il lembo classico di Cogswell. Come noto dalla letteratura internazionale, una condotta operatoria corretta ha l’obiettivo di ridurre il più possibile il trauma chirurgico in modo da limitare al massimo le complicanze immediate e tardive dell’intervento. Inoltre il prolungamento dei tempi di guarigione comporta l’aumento della probabilità di sviluppo di complicanze post-operatorie e peggiore qualità della vita per i pazienti. Il lembo triangolare di Cogswell modificato e traslato rappresenta una nuova metodologia a disposizione del chirurgo orale, utile nella gestione dei tessuti molli per l’estrazione dei terzi molari mandibolari semi-inclusi. Di semplice realizzazione, promuove la guarigione per prima intenzione, in assenza di incremento di complicanze come il gonfiore.in English, Italian Mentre i tassi di sopravvivenza per i pazienti con insufficienza cardiaca allo stadio terminale sono notevolmente migliorati con le nuove generazioni di dispositivi di assistenza ventricolare sinistra, le infezioni specifiche della LVAD sono importanti cause di morbilità, mortalità e riammissioni ospedaliere in questi pazienti. Abbiamo eseguito un’analisi retrospettiva di tutte le infezioni della trasmissione in pazienti sottoposti a impianto di LVAD in un singolo centro cardiochirurgico. Tra giugno 2013 e marzo 2017, 51 pazienti sono stati sottoposti a impianto di LVAD. Tra questi, 12 hanno ricevuto Heart Ware LVAD, 34 Heart Mate II LVAD e 5 Heart Mate III LVAD. L’obiettivo finale della terapia con LVAD era la terapia definitiva in tre pazienti e il ponte al trapianto in 48 pazienti. I tassi di sopravvivenza ad un mese, sei mesi e a un anno sono risultati rispettivamente del 90%, 85% e 81%. Cinque pazienti hanno sviluppato infezioni da trasmissione. Il tempo mediano tra l’impianto di LVAD e le infezioni da trasmissione è stato di 126 giorni.